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Impresa sociale - Nuova disciplina

DIS-COLL

Con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale n. 167 del 19 luglio 2017 del Decreto legislativo n. 112 del 3 luglio 2017, prende il via la nuova disciplina dell'impresa sociale.
Il decreto, emanato in attuazione dell'art. 1, comma 2, lett. c) della L. 106/2016, entra in vigore il 20 luglio 2017. 

Impresa sociale 

Ai sensi dell'art. 1, del D.Lgs. 112, possono acquisire la qualifica di impresa sociale tutti gli enti privati, inclusi quelli costituiti nelle forme di cui al libro V del Codice civile, che esercitano in via stabile e principale un’attività d’impresa di interesse generale, senza scopo di lucro e per finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, adottando modalità di gestione responsabili e trasparenti e favorendo il più ampio coinvolgimento dei lavoratori, degli utenti e di altri soggetti interessati alle loro attività.

Vari sono i settori d'intervento dell'impresa sociale, dai servizi sociali e prestazioni sanitarie, all'educazione, istruzione e formazione professionale, all’ambiente, alle attività culturali, alla ricerca scientifica di particolare interesse sociale, ai servizi finalizzati all'inserimento o al reinserimento nel mercato del lavoro dei lavoratori, al commercio equo e solidale, all'accoglienza umanitaria ed integrazione sociale dei migranti, al microcredito, all'agricoltura sociale, all'organizzazione e gestione di attività sportive dilettantistiche, ecc.

Si considera comunque di interesse generale, indipendentemente dal suo oggetto, l’attività dell’impresa sociale nella quale, per il perseguimento di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, sono occupati, secondo specifiche percentuali in relazione al personale, lavoratori molto svantaggiati o con disabilità, nonché persone beneficiarie di protezione internazionale, e persone senza fissa dimora che versino in una condizione di povertà tale da non poter reperire e mantenere un’abitazione in autonomia.


Assenza di scopo di lucro e destinazione degli utili

Quale ente del Terzo settore, l’impresa sociale non può avere come scopo principale quello di distribuire, neanche indirettamente, ai propri soci, amministratori, dipendenti, ecc., gli utili ed avanzi di gestione, i quali devono essere destinati allo svolgimento dell’attività statutaria o ad incremento del patrimonio.
Tuttavia, al fine di favorire il finanziamento dell’impresa sociale mediante capitale di rischio, il decreto ha introdotto la possibilità per le imprese sociali costituite in forma di società di destinare una quota inferiore al 50% degli utili e degli avanzi di gestione annuali, dedotte eventuali perdite maturate negli esercizi precedenti, ad aumento gratuito del capitale sociale sottoscritto e versato dai soci, oppure alla distribuzione, anche mediante l’emissione di strumenti finanziari, di dividendi ai soci, in misura comunque non superiore all’interesse massimo dei buoni postali fruttiferi, aumentato di due punti e mezzo rispetto al capitale effettivamente versato.

Lavoro nell'impresa sociale

I lavoratori hanno diritto ad un trattamento economico e normativo non inferiore a quello previsto dai contratti collettivi di cui all’articolo 51 del D.Lgs. n. 81/2015. In ogni caso, la  differenza  retributiva  tra lavoratori dipendenti dell’impresa sociale non può essere maggiore al rapporto uno ad otto, da calcolarsi sulla base della  retribuzione annua lorda.

Nelle imprese sociali è ammessa la prestazione di attività di volontariato, ma il numero dei volontari impiegati nell'attività d'impresa, dei quali l'impresa sociale deve tenere un apposito registro, non può essere superiore a quello dei lavoratori. In tal caso i volontari devono essere assicurati contro gli infortuni e le malattie connessi allo svolgimento dell'attività nell'impresa sociale, nonché per la responsabilità civile verso terzi.

incentivi fiscali

Al fine di promovere lo sviluppo dell’impresa sociale, l'art. 18 del decreto introduce importanti misure di sostegno, anche fiscale, quali la detassazione degli utili o avanzi di gestione e la detrazione del 30%.


In primo luogo, gli utili ed avanzi di gestione delle imprese sociali non costituiscono reddito imponibile ai fini delle imposte dirette qualora vengano destinati ad apposita riserva indivisibile in sospensione d’imposta in sede di approvazione del bilancio dell’esercizio in cui sono stati conseguiti, e risultino effettivamente destinati, entro il secondo periodo di imposta successivo a quello in cui sono stati conseguiti, allo sviluppo dell’attività statutaria o ad incremento del patrimonio, nonché al versamento del contributo per l’attività ispettiva. La destinazione degli utili e degli avanzi di gestione deve risultare dalle scritture contabili.

Inoltre sono introdotte le seguenti detrazioni e deduzioni fiscali per chi investe nel capitale sociale:

  • detrazione IRPEF del 30% sulle somme investite dai privati (fino ad 1 milione di euro);
  • deduzione IRES del 30% sulle somme investite da imprese (fino ad 1,8 milioni di euro).

Pertanto, ai sensi dell'art. 18, commi 3 e 4 del D.Lgs. n. 112/2017, chi finanzia un’impresa sociale, sia esso persona fisica ovvero società, potrà beneficiare di una detrazione fiscale pari al 30% dell’investimento nel capitale sociale di una o più società che abbiano acquisito la qualifica di impresa sociale dopo il 20 luglio 2017, a condizione che siano stata costituite da meno di tre anni.
La detrazione è valida per tre anni e non può superare l’importo di 1 milione di euro quando l'investitore è la persona fisica, e di 1,8 milioni di euro nel caso di società. 

 

Tags: lavoro

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