OpenLavoro
 

Il rapporto tra la società e il suo amministratore

Amministratore
  • Come si qualifica il rapporto tra la società per azioni ed il suo amministratore?
  • Si parla di lavoro parasubordinato od autonomo?
  • Ci sono limiti alla pignorabilità dei compensi corrisposti all’amministratore?
  • Esiste la possibilità per l’amministratore di intrattenere un rapporto di natura lavorativa con la società?

Per risolvere i quesiti occorre in primo luogo definire la natura del rapporto che lega la società per azioni ed il suo amministratore.

 

La posizione della dottrina

Analizzando la dottrina si possono identificare due posizioni dominanti: la teoria cd. contrattualistica e la teoria cd. organica.

Teoria contrattualistica

Secondo la prima teoria esiste un vero e proprio contratto che lega l'amministratore da un lato e la società dall'altro. Proprio da tale regolamento negoziale deriva il conferimento del potere rappresentativo all’amministratore.

All’interno della teoria contrattualistica si distingue poi la tesi di chi ritiene l’amministratore un mandatario, o un lavoratore subordinato della società, o un prestatore d’opera professionale o di chi riconduce il rapporto d'amministrazione alla fattispecie della parasubordinazione, configurando un rapporto negoziale autonomo tra amministratore e società, dal contenuto fissato dalla legge e dallo statuto.

Teoria organica

Secondo la teoria organica l’amministratore si immedesima nella società essendo un organo necessario per l'operatività ed il funzionamento della stessa. I poteri degli amministratori derivano direttamente dalla legge. Inoltre, non essendovi due autonomi e contrapposti centri di interesse non si può instaurare nessun rapporto di natura patrimoniale o contrattuale tra la persona fisica e la società. Questa tesi in forza dell'indistinguibilità dei due soggetti esclude pertanto, la parasubordinazione.

L’orientamento della giurisprudenza

Gli orientamenti iniziali (fin dagli anni 80 del secolo scorso) si dividevano fra:

a) le pronunce che escludevano il rapporto di parasubordinazione ed erano favorevoli all'applicazione del rito ordinario, stante l'impossibilità di diversificare l'attività del prestatore di lavoro e l'attività del destinatario della prestazione per l'assenza dei due contrapposti centri di interesse;

b) altre sentenze che riconducevano invece, le controversie in questione all'art. 409, n. 3, c.p.c., ritenendo che il rapporto tra amministratore e società per azioni presentasse i caratteri della continuità e del coordinamento con l'attività svolta dall'impresa societaria, richiesti da tale norma per affermare la competenza per materia del giudice del lavoro.

Un importante passo avanti nel tentativo di dare soluzione al contrasto giurisprudenziale è stato compiuto dalla Cassazione S.U. con la sentenza n. 10680 del 1994, la quale ha preso netta posizione a favore della qualificazione del rapporto di amministrazione in termini di rapporto di lavoro parasubordinato ai sensi dell'art. 409 n. 3 c.p.c.. Come riporta la sentenza:

La controversia nella quale l'amministratore di una società per azioni ……, chieda la condanna della società stessa al pagamento di una somma dovuta per effetto dell'attività di esercizio delle funzioni gestorie, è soggetta al rito del lavoro ai sensi dell'art. 409, n. 3, cod. proc. civ., atteso che, se verso i terzi estranei all'organizzazione societaria è configurabile, tra amministrazione e società, un rapporto di immedesimazione organica, all'interno dell'organizzazione ben sono configurabili rapporti di credito nascenti da un'attività come quella resa dall'amministratore, continua, coordinata e prevalentemente personale, non rilevando in contrario il contenuto parzialmente imprenditoriale dell'attività gestoria e l'eventuale mancanza di una posizione di debolezza contrattuale dell'amministratore nei confronti della società.

La tesi del rapporto societario e l’innovativa sentenza della Cassazione

Dopo la sentenza del 1994 che ha di fatto riconosciuto la natura parasubordinata del rapporto amministratore-società, si è assistito ad un importante cambiamento del sistema societario a seguito delle novità intervenute in campo legislativo.

In primo luogo il nuovo art. 2380-bis c.c. - introdotto dal D. Lgs. 6/2003 sulla riforma delle società - ha affidato la gestione dell'impresa in via esclusiva all'amministratore, facendo venir meno la situazione di debolezza contrattuale che giustificava la tesi dell'amministratore societario quale lavoratore parasubordinato, poi l'art. 3, comma 2, lett. a) del D.Lgs. n. 168 del 2003 che ha attribuito al Tribunale delle imprese la competenza su tutte le controversie in materia di rapporti societari, fra i quali rientrano sicuramente il rapporto tra società ed amministratori.

In base al nuovo riparto di competenze non assume più alcuna importanza distinguere fra l'attività a rilevanza esterna degli amministratori e il rapporto di natura obbligatoria di questi ultimi con la società. Ne consegue che il rapporto societario, proprio perché serve ad assicurare l’agire della società (immedesimazione organica), non è assimilabile né ad un contratto d’opera né ad un rapporto di tipo subordinato o parasubordinato.

Basandosi sul nuovo panorama legislativo, la Cassazione S.U. nella recente sentenza n. 1545 del 20 gennaio 2017, ha fatto propri questi principi e mutando il precedente orientamento giurisprudenziale ha affermato che il rapporto fra l'amministratore e la società debba essere ricondotto nell'ambito dei rapporti societari. Come si legge nella sentenza:

L'amministratore unico o il consigliere d'amministrazione di una società per azioni sono legati da un rapporto di tipo societario che, in considerazione dell'immedesimazione organica che si verifica tra persona fisica ed ente e dell'assenza del requisito della coordinazione, non è compreso in quelli previsti dal n. 3 dell'art. 409 c.p.c.. Ne deriva che í compensi spettanti ai predetti soggetti per le funzioni svolte in ambito societario sono pignorabili senza i limiti previsti dal quarto comma dell'art. 545 c.p.c.

La stessa sentenza 1545/2017, oltre a prevedere la figura dell'amministratore societario nelle sue funzioni tipiche di gestione e rappresentanza dell'ente, precisa inoltre che

Non è escluso però, che tra la società e la persona fisica che la rappresenta e la gestisce, possa instaurarsi un autonomo, parallelo e diverso rapporto che assuma, secondo l'accertamento esclusivo del giudice del merito, le caratteristiche di un rapporto subordinato, parasubordinato o d'opera.

In altre parole la Cassazione ammette la possibilità per l’amministratore di intrattenere un rapporto di natura lavorativa con la società, nel caso in cui la stessa persona oltre al ruolo istituzionale abbia funzioni e compiti di natura diversa.

CONCLUSIONE
  • Il rapporto che lega società e amministratore non è di lavoro subordinato o parasubordinato, ma di natura societaria.
  • I relativi compensi sono pertanto pignorabili senza limiti.
  • Infine, è giuridicamente compatibile la funzioni di amministratore di una società con una posizione diversa, avente ad oggetto un’attività di lavoro autonomo, parasubordinato o subordinato.

 

© - Riproduzione riservata

 

Tags: lavoro

Stampa Email

Questo sito utilizza cookie tecnici. Proseguendo con la navigazione si acconsente all'uso dei cookie. Per negare il consenso, si rinvia all'informativa estesa.