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Rassegna giurisprudenziale sulle principali sentenze pubblicate nel mese di aprile 2017

Sentenze

Cassazione civile, sez. L - sentenza 28 aprile 2017, n. 10576

Licenziamento - Disabili - Aggravamento delle condizioni di salute - Giudizio di inidoneità alle mansioni del medico competente - Accertamento della speciale Commissione medica.

Il datore di lavoro può risolvere il rapporto di lavoro dei disabili obbligatoriamente assunti, nel caso di aggravamento delle condizioni di salute o di significative variazioni dell'organizzazione del lavoro, solo nel caso in cui la speciale commissione integrata di cui all'art. 10, comma 3, L. 12 marzo 1999, n. 68, accerti la definitiva impossibilità di reinserire il disabile all'interno dell'azienda, anche attuando i possibili adattamenti dell'organizzazione del lavoro, non essendo all'uopo sufficiente il giudizio di non idoneità alla mansione specifica espresso dal medico competente nell'esercizio della sorveglianza sanitaria effettuata ai sensi del D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81.

 

 

 

 

 

Corte di Giustizia UE - sentenza 27 aprile 2017 (cause riunite C‑680/15 e C‑681/15)

Trasferimento d’impresa - Mantenimento dei diritti dei lavoratori - Normativa di uno Stato membro che autorizza la stipulazione di clausole che rinviano a contratti collettivi di lavoro successivi alla data del trasferimento.

L’articolo 3 della direttiva 2001/23/CE del Consiglio, del 12 marzo 2001, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative al mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimenti di imprese, di stabilimenti o di parti di imprese o di stabilimenti, letto in combinato disposto con l’articolo 16 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, deve essere interpretato nel senso che, in caso di trasferimento di stabilimento, il mantenimento dei diritti e degli obblighi derivanti in capo al cedente da un contratto di lavoro si estende alla clausola, negoziata tra il cedente e il lavoratore nell’ambito dell’autonomia privata, in virtù della quale il loro rapporto di lavoro è disciplinato non solo dal contratto collettivo vigente alla data del trasferimento, ma anche dai contratti collettivi successivi a detto trasferimento e che completano, modificano o sostituiscono il primo, qualora il diritto nazionale preveda, a favore del cessionario, la possibilità di apportare adattamenti sia consensuali che unilaterali.

 

Cassazione civile, sez. L - sentenza 27 aprile 2017, n. 10431

Contributi - Regime previdenziale dei liberi professionisti - Erogazione delle provvidenze - Presupposti per il riconoscimento della pensione di anzianità.

Posto che nel regime previdenziale proprio dei liberi professionisti non trova applicazione il principio di automaticità delle prestazioni di cui all'art. 2116 cod. civ., per modo che l'erogazione delle provvidenze non è collegata alla maturazione dei presupposti per il sorgere dell'obbligazione contributiva ma al suo integrale adempimento (cfr. in tal senso Cass. n. 6340 del 2005 e 23164 del 2007), deve ritenersi che l'integralità dell'adempimento, richiesta dall'art. 3, L. n. 773/1982, al fine di riconoscere il diritto alla pensione di anzianità, debba concernere non soltanto l'obbligazione principale, relativa ai contributi, ma, in ragione del vincolo di dipendenza genetico-funzionale di cui s'è detto, anche quella accessoria, afferente alle sanzioni civili.

 

Cassazione civile, sez. L - sentenza 20 aprile 2017, n. 10016

Licenziamento - Azione di annullamento del recesso per superamento del periodo di comporto - Decorrenza del termine di prescrizione - Interruzione della prescrizione.

In caso di proposizione di azione giudiziale di annullamento del licenziamento il termine di prescrizione, di cui all'art. 1442 cod. civ., è validamente interrotto dal solo deposito del ricorso introduttivo del giudizio nella cancelleria del giudice adito, senza che, a tali fini, sia necessaria anche la notificazione dell'atto al datore di lavoro.

 

Cassazione civile, sez. L - sentenza 19 aprile 2017, n. 9873

Dimissioni - Giusta causa delle dimissioni del lavoratore - Riconoscimento dell'indennità di visita domiciliare - Ricorrenza della condotta datoriale di mobbing - Risarcimento del danno esistenziale.

E’ corretta la collocazione del danno esistenziale (non isolata quale autonoma categoria e senza duplicazioni risarcitorie non consentite: Cass. 13 gennaio 2016, n. 336) nella categoria generale del danno non patrimoniale, di natura composita e comprensiva (con il danno biologico e morale, alla stregua di profili in funzione descrittiva) anche del danno esistenziale (Cass. 23 gennaio 2014, n. 1361).

Cassazione civile, sez. L - ordinanza 18 aprile 2017, n. 9731

Trasferta - Calcolo dei contributi sulle indennità corrisposte ai dipendenti che prestano la loro opera al di fuori della sede dell’impresa - Regime ex art. 51, comma 6, T.U. n. 917.

Il testo dell'art. 51, comma 6, T.U. n. 917/1986, non consente se non di ritenere irrilevante, ai fini dell'individuazione della nozione di trasfertista, la modalità continuativa o meno di corresponsione delle indennità in questione, per attribuire rilievo all'obbligo contrattuale assunto dal dipendente di espletare normalmente le proprie attività lavorative in luoghi sempre variabili e diversi e quindi al di fuori di una qualsiasi sede di lavoro prestabilita (così, espressamente, ancora Cass. n. 396 del 2012).

 

Cassazione civile, sez. L - sentenza 18 aprile 2017, n. 9724

Retribuzione - Dichiarazione di nullità della cessione del ramo di azienda - Obbligo di risarcimento del danno nei confronti del lavoratore ceduto.

In assenza della prestazione lavorativa, sussiste soltanto un obbligo risarcitorio in capo al cedente, nei confronti del lavoratore ceduto, in caso di dichiarazione di nullità della cessione di azienda o di ramo d'azienda a terzi.

 

Cassazione civile, sez. L - sentenza 13 aprile 2017, n. 9598

Licenziamento - Malattia - Ricorrenza della giusta causa nel programmato illegittimo prolungamento del periodo di congedo - Simulazione di uno stato di malattia.

Nel caso di simulazione di uno stato di malattia, ricorre il carattere di grave negazione degli elementi essenziali del rapporto di lavoro e, in particolare, dell'elemento fiduciario: da un lato, della gravità dei fatti addebitati al lavoratore, in relazione alla portata oggettiva e soggettiva dei medesimi, alle circostanze nelle quali sono stati commessi e all'intensità del profilo intenzionale; dall'altro, della proporzionalità fra tali fatti e la sanzione inflitta, per stabilire se la lesione dell'elemento fiduciario, su cui si basa la collaborazione del prestatore di lavoro, sia tale in concreto da giustificare la massima sanzione disciplinare (Cass. 16 ottobre 2015, n. 21017; Cass. 4 marzo 2013, n. 5280; Cass. 18 settembre 2012, n. 15654; Cass. 2 marzo 2011, n. 5095; Cass. 13 dicembre 2010, n. 25144).

 

Corte Costituzionale - sentenza 13 aprile 2017, n. 82 

Previdenza - Determinazione della retribuzione annua pensionabile per l'assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti - Periodi contributivi ammessi alla "neutralizzazione".

La Corte Costituzionale, con sentenza n. 82/2017, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 3, ottavo comma, della legge 29 maggio 1982, n. 297 (Disciplina del trattamento di fine rapporto e norme in materia pensionistica), nella parte in cui non prevede che, nell’ipotesi di lavoratore che abbia già maturato i requisiti assicurativi e contributivi per conseguire la pensione e percepisca contributi per disoccupazione nelle ultime duecentosessanta settimane antecedenti la decorrenza della pensione, la pensione liquidata non possa essere comunque inferiore a quella che sarebbe spettata, al raggiungimento dell’età pensionabile, escludendo dal computo, ad ogni effetto, i periodi di contribuzione per disoccupazione relativi alle ultime duecentosessanta settimane, in quanto non necessari ai fini del requisito dell’anzianità contributiva minima.

 

Cassazione civile, sez. L - sentenza 12 aprile 2017, n. 9395

Licenziamento - Disabili - Superamento del periodo di comporto - Obbligo di adibire il lavoratore a mansioni compatibili con le proprie condizioni di salute.

Nell'ipotesi di rapporto di lavoro con invalido assunto obbligatoriamente ai sensi della legge 12 aprile 1968, n. 482, le assenze dovute a malattie collegate con lo stato di invalidità non possono essere computate nel periodo di comporto, ai fini della conservazione del posto di lavoro ex art. 2110 cod. civ., se l'invalido sia stato adibito, in violazione dell'art. 20 della legge n. 482 del 1968, a mansioni incompatibili con le sue condizioni di salute, in quanto la impossibilità della prestazione deriva, in tale caso, dalla violazione, da parte del datore di lavoro, dell'obbligo di tutelare l'integrità fisica del lavoratore, il quale è tuttavia gravato dell'onere di provare gli elementi oggettivi della fattispecie, sulla quale si fonda la responsabilità contrattuale del datore di lavoro, dimostrandone l'inadempimento, nonché il nesso di causalità tra l'inadempimento stesso, il danno alla salute e le assenze dal lavoro che ne conseguano (vedi Cass. 23/04/2004, n. 7730, Cass. 15/12/1994, n. 10769).

 

Cassazione civile, sez. L - sentenza 11 aprile 2017, n. 9303

Lavoro a tempo determinato - Risoluzione del rapporto per mutuo consenso delle parti - Necessità di accertare una chiara e certa comune volontà delle parti di porre definitivamente fine ad ogni rapporto lavorativo.

Nel rapporto di lavoro a tempo determinato, la mera inerzia del lavoratore dopo la scadenza del contratto a termine è di per sé insufficiente a ritenere sussistente una risoluzione del rapporto per mutuo consenso in quanto, affinché possa configurarsi una tale risoluzione, è necessario che sia accertata - sulla base del lasso di tempo trascorso dopo la conclusione dell'ultimo contratto a termine, nonché del comportamento tenuto dalle parti e di eventuali circostanze significative - una chiara e certa comune volontà delle parti medesime di porre definitivamente fine ad ogni rapporto lavorativo dovendosi, peraltro, considerare che l'azione diretta a far valere la illegittimità del termine apposto al contratto di lavoro, per violazione delle disposizioni che individuano le ipotesi in cui è consentita l'assunzione a tempo determinato, si configura come azione di nullità parziale del contratto per contrasto con norme imperative ex artt. 1418 e 1419, comma 2, cod. civ. di natura imprescrittibile pur essendo soggetti a prescrizione i diritti che discendono dal rapporto a tempo indeterminato risultante dalla conversione ex lege del rapporto a tempo determinato cui era stato apposto illegittimamente il termine (vedi già Cass. 15/11/2010, n. 23057 ed anche Cass. 23/11/2016, n. 23864).

 


Cassazione civile, sez. L - sentenza 11 aprile 2017, n. 9285

Licenziamento - Tardività della contestazione disciplinare - Principio di immediatezza della contestazione disciplinare - Osservanza della regola della buona fede e della correttezza nell'attuazione del rapporto di lavoro.

Il principio dell'immediatezza della contestazione disciplinare, la cui "ratio" riflette l'esigenza dell'osservanza della regola della buona fede e della correttezza nell'attuazione del rapporto di lavoro, non consente all'imprenditore-datore di lavoro di procrastinare la contestazione medesima in modo da rendere difficile la difesa del dipendente o perpetuare l'incertezza sulla sorte del rapporto, in quanto nel licenziamento per giusta causa l'immediatezza della contestazione si configura quale elemento costitutivo del diritto di recesso del datore di lavoro. Peraltro, il criterio di immediatezza va inteso in senso relativo, dovendosi tener conto della specifica natura dell'illecito disciplinare, nonché del tempo occorrente per l'espletamento delle indagini, tanto maggiore quanto più è complessa l'organizzazione aziendale. La relativa valutazione del giudice di merito è insindacabile in sede di legittimità se sorretta da motivazione adeguata e priva di vizi logici (in tal senso Cass., sez. L, sentenza n. 14115 del 20/06/2006, conforme Cass., sez. L, sentenza n. 14103 del 20/06/2014).

 

Cassazione civile, sez. L - sentenza 7 aprile 2017, n. 9032

Contratti di lavoro - Associazione in partecipazione - Lavoro subordinato con retribuzione collegata agli utili dell’impresa - Elementi differenziali.

In tema di distinzione fra contratto di associazione in partecipazione con apporto di prestazione lavorativa da parte dell'associato e contratto di lavoro subordinato con retribuzione collegata agli utili dell'impresa, l'elemento differenziale tra le due fattispecie risiede nel contesto regolamentare pattizio in cui si inserisce l'apporto della prestazione lavorativa da parte dell'associato e l'espletamento di analoga prestazione lavorativa da parte di un lavoratore subordinato. Ove la prestazione lavorativa sia inserita stabilmente nel contesto dell'organizzazione aziendale, senza partecipazione al rischio d'impresa e senza ingerenza nella gestione dell'impresa stessa, si ricade nel rapporto di lavoro subordinato in ragione di un generale favore accordato dall'art. 35 Cost. che tutela il lavoro "in tutte le sue forme ed applicazioni”.

 

Corte di Giustizia UE - sentenzz 6 aprile 2017 (causa C‑336/15)

Trasferimento d'azienda - Mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimento di imprese - Contratti collettivi applicabili al cessionario e al cedente - Termini di preavviso supplementare concesso ai lavoratori licenziati.

L’articolo 3 della direttiva 2001/23/CE del Consiglio, del 12 marzo 2001, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative al mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimenti di imprese, di stabilimenti o di parti di imprese o di stabilimenti, dev’essere interpretato nel senso che, in circostanze come quelle del procedimento principale, il cessionario deve includere, all’atto del licenziamento di un lavoratore ad oltre un anno dal trasferimento dell’impresa, nel calcolo dell’anzianità del lavoratore rilevante ai fini della determinazione del preavviso al medesimo spettante, l’anzianità da questi acquisita presso il cedente.

 

Cassazione penale, sez. IV - sentenza 5 aprile 2017, n. 17163

Infortunio su lavoro - Concorso di colpa del lavoratore - Rapporto di causalità tra la condotta ascritta al datore di lavoro e l'evento.

Nel caso di infortunio sul lavoro, il non trascurabile concorso di colpa ascrivibile al lavoratore (persona offesa), da un lato, vale a ridurre il grado di antidoverosità della condotta del datore di lavoro, dall'altro, concorre a mitigare i profili di offensività attribuibili alla di lui condotta omissiva.

 

Cassazione civile, sez. L - sentenza 5 aprile 2017, n. 8820

Licenziamento - Reiterata richiesta di rimborsi spese di ristorazione contrastanti con contestuali domande di rimborso - Onere della prova della giusta causa del licenziamento - Illegittimità del licenziamento.

Riguardo al licenziamento intimato al dipendente per la reiterata richiesta di rimborsi spese di ristorazione contrastanti con contestuali domande di rimborso presentate da altri dipendenti indicati come partecipanti ai pranzi ai quali si riferiscono le istanze di pagamento, viene dichiarata l’illegittimità del licenziamento per mancanza di prova degli addebiti formulati; tanto in coerenza con i principi secondo i quali l'onere della prova della giusta causa del licenziamento spetta inderogabilmente al datore di lavoro, ai sensi dell'art. 5 della legge n. 604 del 1966 (vedi ex plurimis, Cass. 16/08/2016, n. 17108) e deve riguardare la sussistenza di una grave negazione degli elementi essenziali del rapporto di lavoro, in particolare di quello fiduciario, con riferimento agli aspetti concreti di esso, afferenti alla natura ed alla qualità del singolo rapporto, alla posizione delle parti, al grado di affidamento richiesto dalle specifiche mansioni del dipendente nella organizzazione dell'impresa, nonché alla portata soggettiva del fatto stesso, ossia alle circostanze del suo verificarsi, ai motivi e all'intensità del fatto volitivo (vedi ex aliis, Cass. 14/07/2001, n. 9590).

 


Cassazione civile, sez. L - sentenza 3 aprile 2017, n. 8597

Infortuni sul lavoro - Morte di lavoratore per puntura d'insetto durante la guida di automezzo che gli ha impedito di difendersi dall'insetto - Sussistenza dell'occasione di lavoro - Pagamento del premio.

Ai fini dell'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e del pagamento del premio, è sussistente l'occasione di lavoro quando l'evento che ha dato corso alla sequenza causale che ha poi determinato la morte del lavoratore (nel caso di specie, la puntura dell'insetto) si è verificato in condizioni spazio-temporali caratterizzate dall'essere in quel momento il soggetto intento all'attività di lavoro e, quindi, occupato nella guida dell'automezzo che gli ha impedito o comunque reso più difficile difendersi dall'insetto.

 

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