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Rassegna giurisprudenziale sulle principali sentenze pubblicate nel mese di giugno 2017

Sentenze

 

Cassazione civile, sez. L - sentenza 27 giugno 2017, n. 15972

Licenziamento - Malattia - Licenziamento per superamento del periodo di comporto - Responsabilità del datore di lavoro per violazione degli obblighi in materia di sicurezza e salute.

In tema di licenziamento per superamento del periodo di comporto, le assenze del lavoratore per malattia non giustificano il recesso del datore di lavoro ove l'infermità dipenda dalla nocività delle mansioni o dell'ambiente di lavoro che lo stesso datore di lavoro abbia omesso di prevenire o eliminare, in violazione dell'obbligo di sicurezza di cui all'art. 2087 cod. civ..

Cassazione civile, sez. L - sentenza 27 giugno 2017, n. 15966

Licenziamento - Procedimento disciplinare - Obbligo per il datore di lavoro di mettere a disposizione del lavoratore la documentazione aziendale relativa ai fatti contestati.

Nell’ambito di un procedimento disciplinare, la pretesa attinente alla consultazione dei documenti aziendali da parte dell'incolpato si fonda non su una specifica disposizione di legge, ma sui principi di correttezza e buona fede nell'esecuzione del contratto, ed è ravvisabile soltanto laddove l'esame dei documenti sia necessario al fine di permettere alla controparte un'adeguata difesa.

Cassazione civile, sez. L - ordinanza 27 giugno 2017, n. 15961

Contributi - Requisiti per accedere allo sgravio contributivo - Conservazione del livello occupazionale raggiunto a seguito di nuove assunzioni nel corso del periodo agevolato - Cessione del ramo d'azienda.

Nel caso di cessione del ramo d’azienda, è da escludere che la riduzione del livello occupazionale possa ricondursi alla mera (ed in quanto tale insindacabile) scelta datoriale di non esercitare ulteriormente l'attività d'impresa oggetto del ramo d'azienda ceduto, derivandone in caso contrario lo sviamento dello sgravio dalla sua causa tipica, che consiste nell'assunzione da parte dello Stato di una parte dell'onere economico proprio dell'attività d'impresa allo scopo di favorire l'incremento dell'occupazione stabile nelle zone depresse del Paese.

Cassazione civile, sez. L - ordinanza 27 giugno 2017, n. 15960

Contratti di lavoro - Agevolazioni fiscali - Conversione del contratto a tempo determinato in rapporto di lavoro a tempo indeterminato - Incremento occupazionale rilevante ai fini degli sgravi.

La conversione di un contratto a tempo determinato in rapporto di lavoro a tempo indeterminato non dà luogo ad incremento di occupazione rilevante ai fini degli sgravi ex art. 44, L. n. 448/2001.

 

 

 

 

Cassazione civile, sez. L - sentenza 26 giugno 2017, n. 15877

Licenziamento - Licenziamento individuale giustificato dalla necessità di operare una riduzione del personale - Legittimo licenziamento - Calo del lavoro aziendale.

In caso di licenziamento individuale giustificato dalla necessità di operare una riduzione del personale, ai fini di poter ritenere legittimo il licenziamento occorre che il datore di lavoro dimostri i motivi che lo hanno indotto al licenziamento e a far ricadere la scelta sull'unica unità produttiva licenziata.

Corte di Giustizia - sentenza 22 giugno 2017 (causa C‑126/16)

Trasferimenti d’impresa - Mantenimento dei diritti dei lavoratori - Eccezioni - Procedura d’insolvenza - “pre-pack” - Sopravvivenza di un’impresa.

La direttiva 2001/23/CE del Consiglio, del 12 marzo 2001, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative al mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimenti di imprese, di stabilimenti o di parti di imprese o di stabilimenti, e in particolare il suo articolo 5, paragrafo 1, deve essere interpretata nel senso che la tutela dei lavoratori garantita dagli articoli 3 e 4 di tale direttiva permane in una situazione, come quella di cui al procedimento principale, in cui un’impresa sia trasferita in seguito ad una dichiarazione di fallimento nell’ambito di un pre-pack, preparato anteriormente a detta dichiarazione e realizzato immediatamente dopo la pronuncia di fallimento, nell’ambito del quale, in particolare, un «curatore designato», nominato da un giudice, esamini le possibilità di un’eventuale prosecuzione delle attività dell’impresa ad opera di un terzo e prepari azioni da svolgere subito dopo la pronuncia di fallimento per realizzare tale prosecuzione, e inoltre che non è rilevante, a tal riguardo, che l’obbiettivo perseguito da tale operazione di pre-pack miri anche a massimizzare gli introiti della cessione per l’insieme dei creditori dell’impresa in oggetto.

Corte di Giustizia - sentenza 21 giugno 2017 (causa C-449/16)

Previdenza sociale - Prestazioni familiari - Parità di trattamento - Cittadini di Paesi terzi titolari di un permesso unico.

L’articolo 12 della direttiva 2011/98/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2011, relativa a una procedura unica di domanda per il rilascio di un permesso unico che consente ai cittadini di paesi terzi di soggiornare e lavorare nel territorio di uno Stato membro e a un insieme comune di diritti per i lavoratori di paesi terzi che soggiornano regolarmente in uno Stato membro, deve essere interpretato nel senso che esso osta a una normativa nazionale come quella oggetto del procedimento principale, in base alla quale il cittadino di un paese terzo, titolare di un permesso unico ai sensi dell’articolo 2, lettera c), di tale direttiva, non può beneficiare di una prestazione come l’assegno a favore dei nuclei familiari con almeno tre figli minori, istituito dalla legge del 23 dicembre 1998, n. 448, recante Misure di finanza pubblica per la stabilizzazione e lo sviluppo.

Cassazione civile, sez. VI - sentenza 21 giugno 2017, n. 15439

Liberi professionisti - Pagamento dei compensi - Emissione di fattura nell'anno successivo a quello in cui i compensi sono stati percepiti.

Il libero professionista che ha emesso fattura l’anno successivo a quello in cui ha incassato l’assegno per i suoi compensi è soggetto ad accertamento da parte dell’Amministrazione finanziaria. La statuizione della CTR, con la quale si è riconosciuta la “perfetta buona fede” del professionista, che “ha regolarmente fatturato il compenso e corrisposto le imposte dovute”, è contraddetta dalla violazione da parte del contribuente del principio di cassa rispetto al disposto dell'art. 6 del D.P.R. n. 633/1972 circa la fatturazione, in relazione al quale non è configurabile alcun margine d'incertezza normativa.  

Cassazione civile, sez. L - sentenza 21 giugno 2017, n. 15380

Retribuzione - Dirigenti - Previsione di onnicomprensività della retribuzione - Computo dei compensi erogati annualmente in relazione ai risultati raggiunti.

L'art. 2121 cod. civ. contiene una previsione di onnicomprensività della retribuzione non derogabile, alla quale si accompagna l'onnicomprensività della retribuzione prevista dalla disposizione collettiva di settore che regola il preavviso (art. 32 del c.c.n.l. dei dirigenti del comparto delle assicurazioni). Ne consegue che ogni determinazione contraria è nulla e le lettere con le quali è stata comunicata la deroga, unilateralmente disposta, non hanno alcun valore. L'art. 2121 cod. civ. prescrive infatti che "L'indennità di cui all'articolo 2118 deve calcolarsi computando le provvigioni, i premi di produzione, le partecipazioni agli utili o ai prodotti ed ogni altro compenso di carattere continuativo, con esclusione di quanto è corrisposto a titolo di rimborso spese". Non v'è dubbio allora che i compensi erogati annualmente in relazione ai risultati raggiunti non possano essere unilateralmente esclusi da quelli che rientrano nella base di calcolo dell'indennità in questione se non in virtù di un accordo nella specie pacificamente insussistente.

Cassazione civile, sez. L - sentenza 21 giugno 2017, n. 15376

Rapporto di lavoro - Demansionamento - Risarcimento del danno - Esistenza di un pregiudizio oggettivamente accertabile - Risarcimento del danno professionale, biologico o esistenziale.

Il riconoscimento del diritto del lavoratore al risarcimento del danno professionale, biologico o esistenziale, non ricorre automaticamente in tutti i casi di inadempimento datoriale e non può prescindere da una specifica allegazione, nel ricorso introduttivo del giudizio, dell'esistenza di un pregiudizio (di natura non meramente emotiva ed interiore, ma oggettivamente accertabile) provocato sul fare reddituale del soggetto, che alteri le sue abitudini e gli assetti relazionali propri, inducendolo a scelte di vita diverse quanto all'espressione e realizzazione della sua personalità nel mondo esterno. Tale pregiudizio non si pone quale conseguenza automatica di ogni comportamento illegittimo rientrante nella suindicata categoria, cosicché non è sufficiente dimostrare la mera potenzialità lesiva della condotta datoriale, incombendo sul lavoratore l'onere non solo di allegare il demansionamento, ma anche di fornire la prova ex art. 2697 cod. civ. del danno non patrimoniale e del nesso di causalità con l'inadempimento datoriale.

Cassazione civile, sez. L - sentenza 20 giugno 2017, n. 15204

Licenziamento - Licenziamento disciplinare - Garanzie - Violazione delle garanzie ex art. 7, L. n. 300/1970 quale norma di generale applicazione anche nei confronti dei dirigenti.

Le garanzie procedimentali dettate dall’art. 7 della L. n. 300/1970 devono trovare applicazione nell'ipotesi di licenziamento di un dirigente - a prescindere dalla specifica collocazione che lo stesso assume nell'impresa, ed anche nel caso in cui il dirigente sia stato dequalificato - sia se il datore di lavoro addebiti al dirigente stesso un comportamento negligente, o, in senso lato, colpevole, sia se a base del detto recesso ponga, comunque, condotte suscettibili di farne venir meno la fiducia. 

Cassazione civile, sez. L - sentenza 19 giugno 2017, n. 15069

Licenziamento - Malattia - Superamento del periodo di comporto - Impugnazione del licenziamento - Mancata esplicitazione dei motivi.

Allorquando il lavoratore abbia direttamente impugnato il licenziamento, anche in via stragiudiziale, per superamento del periodo di comporto, la mancata ottemperanza del datore di lavoro alla richiesta di esplicitazione dei motivi è ininfluente ai fini della legittimità del licenziamento stesso.

Cassazione civile, sez. L - sentenza 15 giugno 2017, n. 14862

Licenziamento - Utilizzo sistematico e ripetuto degli strumenti aziendali per accedere ad internet per ragioni estranee alla prestazione lavorativa - Violazione degli obblighi di correttezza e buona.

L’obbligo di diligenza previsto dall'art. 2104 cod. civ., costituendo una specificazione del principio generale di cui all'art. 1176, comma 2°, cod. civ., deve essere valutato con ampio e complessivo riguardo alla natura dell'attività esercitata, in particolare rilevandosi, a questo proposito, che il contenuto dell'obbligo si sostanzia non solo nell'esecuzione della prestazione lavorativa secondo la particolare natura di essa (diligenza in senso tecnico), ma anche nell'esecuzione di quei comportamenti accessori che si rendano necessari in relazione all'interesse del datore di lavoro ad un'utile prestazione. Pertanto, l’utilizzo, non sporadico ed occasionale, ma sistematico e ripetuto degli strumenti aziendali per accedere alla rete internet per ragioni estranee alla prestazione lavorativa, integra una condotta contraria ai più elementari obblighi di correttezza e buona fede e giustifica il licenziamento.

Cassazione civile, sez. L - sentenza 12 giugno 2017, n. 14566

Lavoro - Rito del lavoro - Onere della determinazione dell'oggetto della domanda - Violazione delle disposizioni ex art. 2087 cod. civ..

Nel rito del lavoro, la valutazione di nullità del ricorso introduttivo del giudizio di primo grado, per mancata determinazione dell'oggetto della domanda o per mancata esposizione degli elementi di fatto e delle ragioni di diritto sulle quali questa si fonda, implica una interpretazione dell'atto introduttivo della lite riservata - salva la censurabilità in sede di legittimità per vizi della motivazione - al giudice del merito, il quale, in sede di appello, può trarre elementi di conforto del proprio convincimento positivo circa la sufficienza degli elementi contenuti nel ricorso dal rilievo che essi hanno consentito al giudice di primo grado di impostare e svolgere l'istruttoria ritenuta necessaria per la decisione della controversia.

Cassazione civile, sez. L - sentenza 9 giugno 2017, n. 14468

Infortuni sul lavoro - Rispetto delle misure di protezione - Configurabilità della responsabilità del datore di lavoro per l'infortunio subito dal dipendente.

Il lavoratore che agisce nei confronti del datore di lavoro per il risarcimento integrale del danno patito a seguito di infortunio sul lavoro ha l'onere di provare il fatto costituente l'inadempimento e il nesso di causalità materiale tra l'inadempimento e il danno, ma non anche la colpa del datore di lavoro, nei cui confronti opera la presunzione posta dall'art. 1218 cod. civ., il superamento della quale comporta la prova di aver adottato tutte le cautele necessarie ad evitare il danno, in relazione alle specificità del caso ossia al tipo di operazione effettuata ed ai rischi intrinseci alla stessa, potendo al riguardo non risultare sufficiente la mera osservanza delle misure di protezione individuale imposte dalla legge.

Cassazione civile, sez. L - sentenza 8 giugno 2017, n. 14296

Rapporto di lavoro - Natura giuridica del rapporto - Distinzione tra lavoro subordinato e lavoro autonomo - Parametri distintivi della subordinazione - Rilevanza di elementi sussidiari.

Ai fini della individuazione della c.d. natura giuridica del rapporto, il primario parametro distintivo della subordinazione deve essere necessariamente accertato o escluso mediante il ricorso ad elementi sussidiari che il giudice deve individuare in concreto, dando prevalenza ai dati fattuali emergenti dall'effettivo svolgimento del rapporto, essendo il comportamento delle parti posteriore alla conclusione del contratto elemento necessario non solo ai fini della sua interpretazione (ai sensi dell'art. 1362, secondo comma, cod. civ.), ma anche ai fini dell'accertamento di una nuova e diversa volontà eventualmente intervenuta nel corso dell'attuazione del rapporto e diretta a modificare singole sue clausole e talora la stessa natura del rapporto lavorativo inizialmente prevista, da autonoma a subordinata; con la conseguenza che, in caso di contrasto fra i dati formali iniziali di individuazione della natura del rapporto e quelli di fatto emergenti dal suo concreto svolgimento, a questi ultimi deve darsi necessariamente rilievo prevalente nell'ambito di una richiesta di tutela formulata tra le parti del contratto.

Cassazione civile. sez. L - ordinanza 7 giugno 2017, n. 14187

Assenze e permessi - Computabilità, ai fini delle ferie, dei permessi ex art. 33, comma 3, L. n. 104 del 1992 - Permessi per assistere un familiare portatore di handicap.

I permessi, accordati per l'assistenza al genitore portatore di handicap, concorrono nella determinazione dei giorni di ferie maturati dal lavoratore che ne ha beneficiato. Infatti, il diritto alle ferie garantisce il ristoro delle energie a fronte della prestazione lavorativa svolta; tale ristoro si rende nei fatti necessario anche a fronte dell'assistenza ad un invalido, che comporta un aggravio in termini di dispendio di risorse fisiche e psichiche.

Cassazione civile, sez. unite - sentenza 6 giugno 2017, n. 13978

Diritti sindacali - Rappresentanze sindacali aziendali - Prerogative - Legame tra rappresentanza, rappresentatività e democrazia sindacale.

Nel testo dell’accordo interconfederale del 20 dicembre 1993 nulla autorizza a ritenere che il riconoscimento pattizio delle prerogative sindacali sia limitato solo a quelle (come le prerogative di cui agli artt. 22, 23 e 24 legge n. 300 del 1970) attribuite alle persone dei singoli dirigenti delle r.s.a. e non si estenda anche a quelle riconosciute alle r.s.a. (quale il diritto di indire l'assemblea ex art. 20).

 

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